Un gesto incomprensibile e senza senso, che rende ancora più difficili le condizioni di vita dei beduini palestinesi Jahalin, tagliati fuori dalle linee elettriche israeliane che attraversano i loro territori, ma alle quali non hanno il permesso di accedere.

Mercoledi 1 aprile le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio beduino di Al-Khan al-Ahmar, dove vivono 22 famiglie e dove è situata la Scuola di Gomme, sequestrando i pannelli solari donati agli abitanti da un’organizzazione locale.

Un funzionario di Fatah ha raccontato che i soldati hanno sequestrato 12 pannelli solari portatili dalle case delle famiglie, donati agli abitanti per le loro esigenze di energia elettrica casalinga da parte dell’Istituto di Ricerca Applicata di Gerusalemme, un’organizzazione palestinese che si concentra sulla sostenibilità e l’autosufficienza per i palestinesi.

Durante il raid un bambino è stato aggredito e successivamente portato in un ospedale a Gerico in stato di inconscienza.

Fortunatamente i pannelli solari della Scuola di Gomme per il momento non sono stati sequestrati. La Scuola di Gomme attualmente è in fase di ristrutturazione da parte di Vento di Terra.

Solo un anno fa, Israele sequestrò i giochi della Scuola di Gomme, appena donati dal Governo Italiano

L’accampamento di Al-Khan al-Ahmar si trova nella zona Jahalin, insieme ad altri 20 villaggi beduini nella stessa area. Le forze israeliane hanno chiuso un certo numero di strade nella zona in passato, strategia che è parte di un più ampio sforzo per sfrattare i beduini della zona, che si trova vicino all’unico insediamento ebraico di Maale Adumim.

L’area Jahalin si trova nel corridoio strategico E1 che collega Gerusalemme e Maale Adumim. Le autorità israeliane hanno più volte espresso il loro desiderio di costruire nella zona, una mossa che taglierebbe la Cisgiordania palestinese a metà e di conseguenza renderebbe impossibile qualsiasi stato palestinese.

Dall’inizio di febbraio, gli attivisti palestinesi hanno mantenuto un sit-in di protesta nell’area, in opposizione ai piani di Israele di spostare le famiglie beduine palestinesi dalle loro abitazioni.

L’estate scorsa, le autorità israeliane nella Cisgiordania occupata hanno rilasciato una serie di piani che concentrerebbero i beduini in due aree e distruggerebbero più di 20 villaggi attuali.

Le associazioni per i diritti umani hanno attaccato questi piani, aggiungendo che il trasferimento forzato equivale a un furto di terra massiccia e un tentativo da parte delle autorità di annettere l’area E1, cruciale ed efficace per tagliare la Cisgiordania in due.

Una dichiarazione rilasciata nel settembre e firmata da 42 organizzazioni palestinesi, internazionali e israeliane, afferma che i piani “includono lo spostamento forzato dei beduini fuori dalla zona politicamente sensibile, denominata ‘periferia di Gerusalemme’ o ‘E1’, dove Israele da tempo intende demolire 23 villaggi beduini, al fine di ampliare e collegare gli insediamenti, costruiti in violazione del diritto internazionale.”

La maggior parte dei beduini in Israele e in Cisgiordania vivono in dimore stabili, ma a volte alcuni mantengono uno stile di vita semi-nomade, risiedendo in villaggi permanenti, ma spostandosi nelle zone adiacenti per il pascolo del bestiame.

Le restrizioni israeliane sul movimento, per costruire insediamenti ebraici su terre palestinesi precedentemente utilizzate dai beduini o per la costruzione del Muro di Separazione per tagliare la Cisgiordania, hanno gravemente ridotto la tradizione del nomadismo beduino.

Taggato con: , ,