Una grande festa quella di settimana scorsa nel nuovo centro educativo di Mafraq che Vento di Terra ha avviato per i bambini profughi siriani. L’arrivo del gruppo di viaggiatori di Vento di Terra in visita al centro è coinciso con l’avvio delle attività educative del nuovo progetto “Diritti al Centro – Supporto psico-sociale dei minori e delle famiglie siriane rifugiate in Giordania”

Mahmoud, volontario di origine palestinese, ora in pensione, porta allegria con il suo vestito da clown, i palloncini e i colori. E in un attimo ci ritroviamo tutti dentro ad un fiume di bambini festosi che lanciano i loro palloncini e ci chiedono di giocare con loro. Sono vispi, curiosi e sorridenti. Vogliono parlare con noi, essere abbracciati e coccolati; non importa se non sappiamo la loro lingua, con semplici gesti riusciamo a comunicare in modo sorprendente.

Con noi ci sono anche gli insegnanti che Vento di Terra ha selezionato per avviare le attività nel centro educativo. Sono anch’essi profughi siriani, fuggiti dalla guerra tra il 2012 e il 2013, quando i bombardamenti si sono intensificati e la situazione è diventata insostenibile. Laureati, in Siria insegnavano tutti da diversi anni.

“Vogliamo lasciare la nostra impronta qui in Giordania, non vogliamo essere solo rifugiati”, ci dice Iman, una delle insegnanti. Iman, appena arrivata in Giordania, non potendo lavorare perché proibito dalla sua condizione di profuga, ha iniziato a fare volontariato nei centri educativi. Laureata in lingua araba e con un diploma da educatrice, in Siria insegnava da 5 anni nelle scuole.

“Tutti qui sono traumatizzati, soprattutto i bambini. Ma la differenza con gli adulti è che i bambini non riescono a sfogarsi, non hanno gli strumenti per farlo e allora si tengono tutto dentro, come un magazzino”, ci racconta Razan, una laurea in psicologia presa a Damasco, “I bambini, inoltre, vivono qui un secondo trauma: le persone di cui si fidano (i genitori) non riescono a curarsi di loro, perché anch’essi traumatizzati. Hanno perso quindi tutti i loro punti di riferimento, la famiglia, la casa, la scuola. Non riescono a richiedere l’aiuto psicologico, quindi dobbiamo essere noi a capirlo e darglielo”.

La situazione dei bambini che si trovano nei campi informali è la più difficile: le scuole pubbliche sono sovraffollate e i bambini siriani sono costretti a fare il turno serale di lezione, in classi numerose e con insegnanti stanchi e poco motivati dopo la lunga giornata di lavoro. Spesso le scuole sono distanti e i bambini dei campi informali non hanno mezzi per raggiungerle.

“Ci sono bambini che non sono mai andati a scuola o che hanno dovuto interrompere per lungo tempo a causa della guerra”, racconta Briham, che in Siria era maestra elementare, “Il mio obiettivo è, attraverso l’insegnamento, riempire il vuoto psicologico che la guerra ha lasciato nei bimbi e ridare loro un riferimento. Non siamo arrabbiati perché non abbiamo una casa o altro in Giordania, ma per la mancanza di servizi educativi per i nostri figli”.

Seguiamo Mahmoud in uno dei campi profughi informali, dove il pulmino di Vento di Terra passerà ogni giorno a prendere i bambini per portarli al centro educativo. Anche qui l’accoglienza è calorosa: Mahmoud regala bolle di sapone ed è subito festa. Veniamo accolti nelle loro tende e ascoltiamo i loro racconti. Ahmad ci indica la sua tenda e ci spiega: “Abbiamo messo 4 strati di telo sul tetto, ma la pioggia entra lo stesso e anche dalla porta d’ingresso, non sappiamo come fare”. Distribuiamo alle donne incinte i vestitini per bambini che abbiamo portato dall’Italia e ci rendiamo subito conto che hanno bisogno di tutto: scarpette, calze, giacche e maglioni per l’inverno che sta arrivando. Li salutiamo e già siamo con il pensiero a tutto quello che potremo fare in Italia per continuare ad aiutarli.

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