Si è appena concluso un nuovo viaggio solidale organizzato da Vento di Terra e ViaggieMiraggi in Giordania, ricco di incontri, racconti, emozioni, paesaggi. Giorni indimenticabili che restano nel cuore.

E’ fine marzo quando l’ufficio di Vento di Terra ad Amman riceve l’informazione: la delegazione italiana arriverà a farvi visita la prima settimana di aprile!  Ecco che da subito ci riuniamo e definiamo il programma nei minimi dettagli. Preoccupandoci di non tralasciare nulla, organizziamo accuratamente le varie giornate e definiamo passo dopo passo le attività.

Lunedì 2 Aprile

Sveglia all’alba, si parte: direzione Mafraq. L’obiettivo della giornata sarà informare il nostro partner di Mafraq (JRO) della visita della delegazione e coordinare insieme a loro ogni singola attività. Siamo prontissimi, carta e penna in una mano, google traduttore nell’altra ( non si sa mai , prevenire è meglio che curare)!! E così, tra una parola in arabo e una in inglese, la comunicazione attraverso gesti e segni prende forma e fa da supporto al nostro scambio di informazioni. Concordiamo così, insieme a insegnanti e coordinatori locali, la giornata che si sarebbe svolta presso il centro JRO il prossimo 4 aprile. Il tutto accompagnato da un buonissimo e bollente tè chai! Salutiamo e ci dirigiamo al campo informale di Hawaje. Il campo, così come gli altri presenti nella zona, si trova ai margini, lontano dai centri abitati e dagli “osservatori istituzionali” più indiscreti. Ad Hawaje è previsto un workshop formativo tenuto dalla nostra psicologa siriana Wafa. L’idea è quella di coinvolgere le donne presenti nel campo e insegnare loro come produrre sapone naturale. Un sapere che verrà trasmesso attraverso la partecipazione diretta e attiva delle presenti con l’obiettivo di diventare loro stesse le protagoniste di questa giornata. Il workshop sarà poi riproposto ai viaggiatori solidali che arriveranno il 5 aprile. Tra le presenti scegliamo, in maniera partecipativa, chi avrebbe guidato il workshop durante la visita della delegazione italiana. Al workshop hanno partecipato 12 donne accompagnate da figli e nipoti i quali, incuriositi e attirati da formine, profumi e oggetti indefiniti ai loro occhi, si sono seduti e, attentamente, hanno seguito i vari passaggi necessari per la realizzazione del prodotto finale: saponi naturali artigianali.

Siamo ormai a fine dell’attività e la nostra “leader” è stata scelta. Si chiama Samah, insieme ad altre donne del campo ha partecipato attivamente alla realizzazione dei saponi ed era pronta a scambiare questi nuovi saperi con le persone che da li a pochi giorni avrebbero seguito il suo workshop. Salutiamo tutti, uno ad uno, ci dicono di tornare presto “InshAllah”!!

Ormai quasi a fine giornata ci dirigiamo a un supermarket nel cuore di Mafraq, ci mancava da definire il costo dei prodotti che ci sarebbero serviti per preparare il buonissimo Makluba, piatto tipico della cucina mediorientale a base di riso, pollo e verdure accompagnato da yogurt e insalata, che avrebbe deliziato i nostri palati l’ultimo giorno di visita ai campi (preparato rigorosamente dalle donne di un campo). Anche questa trattazione non poteva che essere accompagnata da un altro zuccheratissimo chai. Impossibile sottrarsi, ti verrà comunque servito!!

La giornata si è conclusa e facciamo ritorno alla base.

Mercoledì 4 Aprile

Ritrovo ore 7.45, la delegazione è pronta a far visita al centro JRO di Mafraq e al campo informale di Zataari.

Al nostro arrivo presso il centro JRO le classi sono già iniziate; i bambini, per la maggior parte provenienti dai campi informali, hanno già preso posto e attenti seguono la lezione. C’è la classe di inglese, la classe di matematica, la classe di grammatica. Il supporto che viene dato è fondamentale per loro , soprattutto per chi è rimasto fuori dal sistema scolastico per anni. Gli insegnanti sono quasi tutti siriani e questo risulta essere un valore aggiunto non solo per il centro ma, soprattutto, per i bambini che lo frequentano. Molti di loro insegnavano in Siria e, poter continuare a svolgere la loro professione anche in Giordania, è importante e motivante. Sono tutti molto entusiasti di insegnare in questo centro, lo dimostra il fatto che da mesi lo stanno facendo in modo del tutto volontario, in attesa che venga erogato il nuovo finanziamento.

Sin da subito è facile percepire un forte senso di accoglienza, ospitalità e di forti legami che abitano il centro. Come da tradizione ci offrono subito qualcosa da bere, questa volta scegliamo tra qahwa (caffè) e chai. Sembra che il chai abbia già conquistato tutti, o quasi. Alcuni azzardano con un caffè, forse la sveglia alle 6.30 li ha messi a dura prova!! Mentre degustiamo queste tradizionali bevande, simbolo di ospitalità, Sara Cimatti (Project Manager) insieme a Maria Chiara Dellora (Responsabile Paese), ci fanno un’ampia descrizione dei progetti e delle attività portate avanti da Vento di Terra in Giordania, spiegando il contesto in cui questi vengono implementati, le criticità e le buone pratiche sviluppate in questi anni.

Intanto, si fanno sempre più alte le voci dei bambini che, impazienti, sprigionano il desiderio di conoscerci e farci vedere la loro classe. Ci aspettano quasi irrequieti dentro le aule e, appena la porta si apre di fronte ai loro occhi, a tono chiaro e forte ci accolgono con un “Marhaba, ahlan wa sahlan” (Ciao, benvenuto)!! La delegazione dei viaggiatori è invitata a sedersi con loro dietro i banchi, per qualche minuto prenderanno parte alle lezioni in modo da osservare direttamente il metodo di insegnamento e scambiare qualche parola con i piccoli allievi e con gli insegnanti. Si crea così un momento di scambio e di confronto reciproco.

Lasciato il centro ci dirigiamo verso Zaatari. Qui è previsto un momento di incontro con gli abitanti del campo durante il quale un susseguirsi di sguardi, strette di mano, gesti e giochi, rendono questo momento un incontro piacevole tra la delegazione in visita e chi abita il campo. Veniamo accolti da una famiglia nella loro tenda, ci invitano a sederci e, immancabilmente, a bere una tazza di…chai!! Parliamo di sogni, di speranze, di vita passata e di vita presente. Ci scambiamo idee, pensieri, coraggio e storie di due paesi, la Siria e la Giordania.

Giovedì 5 Aprile

La giornata di oggi prevede la visita di tre campi: Jaber, Hawaje 1 e Hawaje 2.

Il campo di Jaber è rispettivamente il campo più lontano dal centro di Mafraq. Il muro che lo separa dal confine siriano è a soli 4 km. Il campo è abitato interamente da donne vedove e dai loro figli. A capo c’è Umkhaled, donna dai tratti beduini, dal carattere forte e determinato, attenta affinché tutto funzioni alla perfezione all’interno del campo. Le donne lavorano nei campi vicini di proprietà dei giordani, coltivano peschi, pomodori e verdura a seconda della stagione. Gestiscono orgogliosamente e in autonomia un pollaio dato in donazione dalla delegazione precedente in visita a Mafraq a dicembre dello scorso anno.

Dopo aver visitato Jaber, la delegazione si è diretta al campo di Hawaje 1 dove, ad attenderli, ci sarebbe stato un gruppo di donne siriane pronte a impartire il workshop di sapone. E’ interessante vedere come i ruoli si possano invertire così facilmente, basta poco, un pizzico di motivazione, determinazione e praticità e il gioco è fatto. Ora sono loro le vere protagoniste della mattinata e sono ancora loro che ci mostreranno l’arte del sapone!! Noi siamo gli alunni e loro le maestre, e che maestre!! La sala che ci accoglie è pronta; tappeti e cuscini sono stati posizionati in modo da rendere più accogliente e familiare l’ambiente. Incominciamo così l’atteso workshop, accompagnato dall’inevitabile bevanda bollente e tanto zuccherata!! Dimenticavo, è sempre lui, il buonissimo chai!

Samah segue attentamente passo dopo passo tutti i procedimenti, non si fa sfuggire nulla, è preparatissima, sembra quasi facesse saponi da tutta la vita. Coinvolge il gruppo e ci invita a partecipare. Le saponette di li a poco sarebbero state pronte all’uso!! Nel frattempo, nel campo a fianco (Hawaje 2) si sta preparando la Makluba. Il piatto, seppur all’apparenza molto semplice, richiede una preparazione molto lunga, soprattutto se l’obiettivo è di coinvolgere tutte le persone che abitano il campo, il che ha significato preparare per 75 persone.

Arrivata a conclusione la mattinata e terminato il workshop, i viaggiatori lasciano il campo di Hawaje per dirigersi verso il campo vicino , Hawaje 2, dove avrebbero degustato il piatto preparato con accuratezza dalle “mamme” del campo e condiviso con loro il pranzo. Ad attenderli al varco ci sono bambini e bambine, impazienti di conoscerli e giocare con loro. Così, dopo un piccolo momento di esplosione con i più piccini, ci sediamo tutti insieme nella sala da pranzo che le donne, con il nostro aiuto, ci avevano preparato. “Sahten” (buon appetito)!! In poco tempo spazziamo dai piatti quello che ci è stato offerto, prova del fatto che il cibo era delizioso! Piatti come nuovi, ripuliti fino all’ultimo chicco di riso, scambiamo qualche parola con loro e le ringraziamo per averci fatto provare il tradizionale Makluba. Sono loro a stringerci la mano e a ringraziarci per averli visitati e condiviso con loro parte della giornata. Shukran , tornate presto ci dicono.

E’ tempo di ritornare ad Amman. Due giorni intensi, ricchi di storie, persone, esperienze. Si concludono con un miscuglio di emozioni e con un bagaglio arricchito. Eppure è evidente agli occhi dei testimoni la presenza di una realtà e di difficoltà apparentemente incolmabili dove è innegabile l’importanza dell’azione di associazioni umanitarie come Vento di Terra.

 

Bay, ma’issalame

Arrivederci