Davanti ai nostri occhi si presenta un paese devastato dalla guerra, ma con una grande voglia di ricominciare a vivere

L’idea di operare in Siria per Vento di Terra è maturata nel 2012 a seguito dell’acutizzarsi della crisi locale e del massiccio esodo di profughi nei paesi limitrofi. Nella prospettiva di preparare un intervento in Siria, è stata attivata nel 2014 la sede di VdT Amman e sono stati sviluppati i primi interventi a favore dei rifugiati nella provincia di confine di Mafraq. L’aumento della gravità della situazione sul campo non ha consentito la programmazione di una missione in loco sino ad oggi.

Un viaggio non semplice, a causa del consistente aumento del controllo governativo sulla società siriana e sugli stranieri, che rende difficoltoso per le ONG la raccolta dati per l’implementazione di attività di supporto alla popolazione, in quanto considerati dal Governo “dati sensibili”. La situazione trovata dai nostri operatori si è rivelata quindi estremamente complessa.

La capitale è stata duramente colpita nel luglio 2012 durante la Battaglia di Damasco. Si è trattato del momento in cui l’opposizione è stata più vicina a rovesciare il Governo di Bashar al Assad, giungendo a penetrare nei quartieri centrali della città. I ribelli hanno continuato ad occupare i quartieri sud ed il grande campo profughi palestinese di Yarmouk con vicende alterne nei cinque anni successivi, fino alla ripresa di controllo definitiva da parte dell’esercito governativo nel maggio del 2018. Il campo di Yarmouk è situato all’interno della città ed è stato completamente distrutto. Cinto da un muro e presidiato dall’esercito, permane come monito non lontano dalla città vecchia. I 250mila rifugiati palestinesi fuggiti da Yarmouk hanno dato vita a campi e comunità informali sia nell’area rurale, sia metropolitana della capitale. Le classi giungono ad ospitare 60 allievi, i servizi sono congestionati o spesso ancora sospesi. Il sovraffollamento incrementa inoltre il pericolo di epidemie, contesti di malnutrizione e problematiche socio sanitarie, specie tra i minori.

Il paese è in gran parte distrutto e ancora – tra profughi e sfollati – il 50% della popolazione permane fuori dalle proprie case. Aleppo è in gran parte devastata e dalle valutazioni tecniche emerge che ci vorranno 6 anni per rimuovere e smaltire le macerie. Aleppo, seconda città del paese, sede di un patrimonio artistico e architettonico senza eguali, era detta “la perla della Siria”.

A Damasco, in quanto sede del potere politico, è in atto uno sforzo considerevole per dare un’immagine di normalità: scuole, trasporti, servizi sono stati riattivati. I bazar esibiscono merci sfavillanti, ma di bassa qualità e provenienti dalla Cina. Resiste il Made in Siria e i gangli produttivi della città riprendono progressivamente a funzionare. Nella città vecchia hanno aperto nuovi locali e chi se lo può permettere partecipa all’euforia generale. Il venerdì sera le strade medioevali si riempiono di giovani, determinati a conquistarsi un’ora di leggerezza. In quello che un tempo era il Quartiere ebraico, è sorto il Quartiere degli artisti. Molti sono tornati dall’Europa e negli studi ferve un’attività di straordinario livello, espressione di una società che torna a respirare dopo l’incubo della guerra.

Le sanzioni decretate dagli Usa, cui l’UE si è accodata, hanno reso ancor più difficile la vita dei ceti medio bassi, il cui valore reale del salario è negli ultimi mesi precipitato. Nei viali della città si formano code di più chilometri ai distributori; i padri attendono anche 12 ore per ottenere 20 litri di benzina. Le sanzioni non impattano sul regime e l’establishment, ma su di un popolo piegato da otto anni di conflitto, rendendone più crudele la vita quotidiana.

Vento di Terra

IL CAMPO PROFUGHI DI YARMOUK:

DAMASCO: