Lo Stato israeliano rifiuta categoricamente altre soluzioni e la Corte rinvia la decisione di una settimana

Il 25 aprile si è tenuta l’udienza sull’annoso caso del villaggio di Khan al Ahmar. Erano presenti gli avvocati rappresentanti dello Stato di Israele, della comunità di Khan al Ahmar, della colonia israeliana Kfar Adumim e del gruppo di solidarietà dei coloni contro il trasferimento a Jabal West.

L’avvocato rappresentante lo Stato di Israele ha spiegato che il sito di trasferimento di Jabal West sarà pronto nel giugno 2018.

La Corte ha ascoltato quindi l’avvocato Regavim, che rappresenta gli abitanti di Kfar Adumim, il quale ha insistito sulla demolizione della scuola a prescindere dai piani di ricollocazione.

E’ poi intervenuto l’avvocato della comunità di Khan al Ahmar, sostenendo che la nuova sede di Jabal West non è praticabile e che i piani guidati dalla comunità presentati in passato (respinti dallo stato come inadeguati) erano più appropriati di quello attuale.

La Corte ha anche ascoltato la mozione del gruppo di solidarietà dei coloni. Hanno informato la Corte di essersi rivolti a personalità politiche e di sicurezza israeliane. Il loro messaggio principale è stato quello di impedire il trasferimento a Jabal West ma anche di non lasciare la situazione come è adesso. Hanno sostenuto la mediazione di un sito alternativo più adatto alle esigenze culturali ed economiche della comunità. Nessun altro sito specifico è stato menzionato da nessuna delle parti durante l’udienza. Lo Stato ha risposto che è disposto a discutere di siti alternativi e ha chiesto una rapida decisione del tribunale.

Dopo aver ascoltato tutte le parti, la Corte ha chiesto allo Stato se avrebbe accettato di prendere in considerazione una posizione alternativa che avrebbe soddisfatto meglio le esigenze della comunità, se la comunità avesse accettato di lasciare Khan al Ahmar.

Dopo una consultazione, lo Stato ha informato la Corte che respinge categoricamente la proposta di un sito alternativo e che questa è la sua posizione finale dopo aver interpellato alti funzionari del Ministero della Difesa e dell’Amministrazione Civile Israeliana.

L’avvocato della comunità di Khan al Ahmar ha risposto che il piano di Jabal West non risolverà la questione dei 20.000 beduini nell’area C e che Jabal West è diventato un simbolo politico per le autorità israeliane. Ha detto, inoltre, che dovrebbe esserci un vero piano per i beduini e che il trasferimento forzato non è una soluzione reale. Ha sottolineato che la demolizione causerebbe un danno strategico alla reputazione di Israele e che il trasferimento forzato costituisce una grave violazione della Convenzione di Ginevra.

La corte ha rinviato quindi la decisione di una settimana.

“Lo Stato considera il caso Al Khan al Ahmar come un banco di prova per la fattibilità di trasferire le comunità beduine dalla periferia di Gerusalemme (corridoio E-1). La Corte non si opporrà a delocalizzazioni a condizione che lo Stato offra una sorta di alternativa, anche se inadatta e non accettata dalle comunità. Il caso Al Khan al Ahmar richiede un intervento diplomatico per evitare demolizioni e trasferimenti forzati. Il tempo per l’intervento è limitato” – Shlomo Lecker, avvocato per le comunità di Al Khan al Ahmar

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