Un mese in Giordania con i profughi siriani: ecco la testimonianza di Francesca, volontaria presso i progetti di Vento di Terra

C’è una piccola porta al centro di Al-Mafraq, vicino al suq. È nascosta tra i mille negozi, quasi non si noterebbe, se non fosse per il simbolo di Vento di Terra, che attira l’attenzione. Da quella porta entrano tanti bambini, insegnanti e speranze. Sono le speranze di un futuro diverso, lontano dalla guerra, ma anche da quella che un tempo era casa.

Salgo lentamente le scale, non so cosa vedrò. Ma come al solito, qui in Giordania, vengo accolta dai sorrisi. Le insegnanti mi mostrano il centro: un grande salone, la cucina, una stanza per i giochi, mille colori, e le aule. È da queste che sbucano i sorrisi più grandi e gli occhi enormi di bimbi stupiti. Quando qualcuno entra nella loro classe balzano in piedi e cantano un benvenuto. Si avvicinano, chiedono delle foto, mostrano i quaderni. Molti non sapevano nemmeno tenere una penna in mano quando sono entrati qui, e ora fanno i compiti con grande entusiasmo. Sono attivi, pieni di energia.

Vento di Terra è una delle pochissime ONG che opera in quest’area attraverso una coordinatrice locale, Suhair, preparata e attenta, che visita continuamente i due centri di Saydiyye e al-Mafraq.

I bambini passano in questo centro la loro mattinata, poi escono da quella piccola porta e si recano alla scuola pubblica.

E poi…

Poi alla sera, quando tornano a “casa”, non c’è nessuna porta. Per molti di loro c’è una tenda e un tappeto, tanti fratelli e, quando sono fortunati, ancora i genitori.

Non avevo mai pensato davvero a come potesse essere vivere in una tenda, finchè non ci sono entrata. Sono in tanti qui dentro, ma tutti uniti. I fratelli maggiori si prendono cura dei più piccoli e le madri passano il loro tempo insieme. Sono comunità.

Raccontano della Siria. Raccontano delle loro case. Parlano del passato, ma tutti concludono con un futuro, la speranza del ritorno, “inshallah” dicono, “se Dio vuole”.

Tutte le mattine io passo attraverso un’altra porta, quella dell’ufficio di Vento di Terra, dove trovo sempre sorrisi ad accogliermi: quelli di Maria Chiara e Sara, le operatrici italiane di Vento di Terra in Giordania. È grazie al loro supporto e alla fiducia riposta in me in questo mese che ho potuto imparare così tanto. Come gli educatori del centro di Mafraq con i bambini, loro sono state per me una spinta continua a migliorare, a mettermi in gioco, anche in contesti di cui non avevo esperienza. Mi sono riscoperta entusiasta. E ho realizzato di non essere un supereroe, non potrò migliorare le vite di tutti quei bambini.

Ma posso continuare ad impegnarmi nel presente. Possiamo farlo tutti: seguendo Vento di Terra, facendo una donazione, intraprendendo un viaggio solidale, tenendoci informati e restando umani.

Un insegnante del centro di Mafraq un giorno mi ha detto: “L’educazione, più di una casa, di una patria, è un bene che non ci può essere tolto”.

Condivido il suo pensiero, nella speranza che per questi sorrisi si aprano le porte di una casa dove non sentano il freddo, di un’università, di un lavoro, di un futuro migliore.

Inshallah, se Dio vuole.

Francesca
volontaria per Vento di Terra