Una settimana intensa per Khan al Ahmar: dopo la sentenza definitiva della Corte Suprema israeliana, continuano le manifestazioni nel villaggio per fermare la demolizione

Venerdì l’esercito israeliano ha arrestato decine di manifestanti palestinesi e un attivista franco-statunitense, Frank Romano, durante una protesta a Khan al Ahmar. La protesta è scoppiata dopo le preghiere del venerdì, quando l’esercito israeliano ha tentato di bloccare le vie di accesso a Khan al-Ahmar con mucchi di terra, lasciando libera solo una strada nel villaggio e impedendo agli attivisti di raggiungerlo.

Oggi è prevista una delegazione di parlamentari europei a Khan al Ahmar. Una visita molto importante e significativa, così come espresso in una bellissima e toccante lettera dal capo villaggio Abu Khamis:

“Onorevoli ospiti,
Grazie per la vostra visita, questo pomeriggio, in Al Khan Al Ahmar. La vostra presenza e il vostro supporto sono molto apprezzati. Voglio anche ringraziarvi per il vostro forte voto al Parlamento Europeo . Abbiamo bisogno di questo supporto ora più che mai.
In qualsiasi momento, l’unica casa che ho conosciuto per 53 anni sarà demolita.
Israele vuole spostarci vicino a un’area adibita per raccogliere spazzatura. La nostra unica scuola – che i 180 studenti chiamano il loro spazio sicuro – sarà distrutta. Ogni giorno, i bambini si chiedono se la loro scuola sarà distrutta e chiedono a noi che cosa faranno allora.

Non ho risposte. Devo dire loro che Israele vuole che viviamo vicino a una discarica o ad una fognatura? Devo dire loro che l’istruzione primaria è un privilegio e non un diritto? Cosa dovrei dire? Non ci sono libri per preparare un genitore o un attivista a parlare con un bambino di demolizioni di scuole.

Raramente ci viene chiesto cosa vogliamo, quindi permettetemi il lusso di dirvi: vogliamo rimanere dove siamo o tornare nelle nostre terre nel deserto del Naqab, che la nostra famiglia fu costretta da Israele a lasciare nel 1952.

Amiamo vivere nel deserto e non vogliamo rinunciare alla nostra cultura beduina o al nostro stile di vita, per andare a vivere in una città vicino alla discarica o ad una fognatura. Non siamo stupidi o arretrati e non abbiamo bisogno che qualcuno decida qual è il “meglio” per noi. Sappiamo esattamente quello che vogliamo: vogliamo una pianificazione urbanistica nelle mani dell’Autorità palestinese e non nelle mani dell’esercito israeliano. Vogliamo che i nostri diritti umani siano rispettati. Vogliamo vivere in dignità. Vogliamo scegliere per noi stessi. In breve, vogliamo la nostra libertà.

Se Israele demolisce la nostra comunità e la scuola, trasferirà nei siti di delocalizzazione anche tutte le comunità beduine di altre tribù che vivono nella West Bank. Questo sarà la fine dell’indipendenza palestinese, della libertà e della soluzione a due stati per la quale molti di voi hanno lavorato sodo.
Credo che la pressione internazionale degli ultimi anni sia l’unica ragione per cui la mia comunità abbia finora sopravvissuto alle minacce di demolizione. Ma dopo la decisione dell’Alta Corte all’inizio di questo mese, il governo israeliano è determinato a rimuovere la nostra comunità, con Lieberman che ha tweettato con orgoglio in proposito. Sono certo che Israele cancellerà la mia comunità a meno che il mondo non spieghi molto presto ciò che Israele sta per perdere, insistendo nel procedere con la demolizione. Le parole da sole non lo spaventano ora.

So che ciò che Israele intende fare equivale a un crimine di guerra. Diversi studiosi di diritto, gruppi per i diritti umani – compresi quelli israeliani – hanno raggiunto la stessa conclusione. La domanda principale è se Israele pagherà un prezzo.
Sono stato sfollato più volte nella mia vita e ho aspettato 50 anni per vedere giustizia. Continuo ad aspettare.
Spero solo che le mie figlie in età scolastica, Nisreen e Iman, avranno la possibilità di perseguire e realizzare i loro sogni e vivere in pace. Vivere sotto la minaccia della demolizione non è un modo per vivere, per chiunque, vecchio o giovane.
Spesso ci sentiamo soli, ma il vostro sostegno e quello degli altri manda un messaggio ai palestinesi che non siamo soli.

Insieme, avremo successo.”

Eid Abu Khamis Jahalin
Community leader, Khan al Ahmar