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Le uova arrivano anche a Herat - Vento di Terra ONG Le uova arrivano anche a Herat - Vento di Terra ONG
A Pasqua, anche gli abitanti del distretto di Zinda Jan (Herat, Afghanistan) hanno ricevuto le uova!

Massimo Annibale Rossi, presidente di Vento di Terra, ha presenziato alla consegna delle uova del baco da seta a mille donne del distretto di Zinda Jan, selezionate per il progetto “Le donne della via della seta”. Il primo passo per lo sviluppo del progetto è stato fatto!

Ecco la testimonianza di Massimo Annibale Rossi:

“Ieri ho avuto il privilegio di partecipare ad un evento eccezionale: la distribuzione delle uova del baco da seta per il progetto “Le donne della via della seta”. E’ il primo intervento di Vento di Terra in Afghanistan; ci stiamo impegnando, con il nostro partner RAADA, per comprendere i meccanismi, le relazioni, le potenzialità della produzione domestica nei villaggi. Raada ha in questo campo un’ottima esperienza, e noi li seguiamo con una certa deferenza. VdT si occuperà di ottimizzare il prodotto e aprire nuovi canali di commercializzazione in Italia.

Questo lungo percorso è iniziato ieri (18 aprile 2014). Otto unità di Raada sono partite dalla sede cariche di uova, appena giunte dalla Cina. Le uova, del diametro di un granello di sabbia, si schiuderanno lunedì. I villaggi coinvolti sono nei dintorni di Herat, in un raggio di 40 km, e permangono in un’economia di autoconsumo. Mantengono la cultura tradizionale Pashtun: quasi tutte le donne indossano il burka, e partecipano sotto l’attenta supervisione degli anziani del Consiglio. La mia presenza, quale straniero, è un tema delicato… Il responsabile dell’unità Raada dà il via descrivendo i contenuti del progetto e gli obiettivi da raggiungere, presentandomi e spiegando il motivo della mia presenza. Presiedono una trentina di donne selezionate nelle settimane precedenti. Segue una descrizione dettagliata delle attività legate all’allevamento del baco, le sue caratteristiche, i pericoli legati a parassiti ed infezioni. Raada ha preparato un manifesto con foto esplicative, che sarà consegnato a ognuna delle allevatrici.

Ogni donna, munita di una tessera di riconoscimento, viene chiamata e le viene consegnato un kit. Ogni contenitore in tela e legno contiene 30.000 uova del preziosissimo baco, cui si aggiungono due scatole in cartone per contenerli e un supporto di carta forata per permetterne la crescita. Nel mese di marzo sono stati piantati i gelsi, le cui foglie daranno nutrimento ai bachi.

Le donne stanno unite, a distanza, circondate dai bimbi. Gli anziani, seduti all’orientale su tappeti posti al lato opposto della sala, non si lasciano sfuggire un movimento. Ogni donna viene chiamata per nome e si avvicina tremante… è l’unico momento in cui le è concesso separarsi dal gruppo. Le si consegna il kit, e il veterinario di Raada verifica abbia compreso i passaggi del processo. Nessuna di loro sa scrivere, quindi, come nelle elezioni, viene chiesto loro di apporre un’impronta del pollice sul formulario. Il pollice intinto nell’inchiostro azzurro è un sinonimo di riscatto, di futuro e di una piccola promozione sociale. Le sentiamo fremere e sorridere sotto la stoffa dei loro inamovibili burka.

Il mio tramite con la comunità sono i bimbi… Sono un presidente clown, e riesco a farli ridere a crepapelle con le mie smorfie, i pianti e le piroette. Probabilmente perdo qualche punto con gli azzimati anziani, ma non fa nulla. I bimbi vanno quasi tutti a scuola, ma le elementari funzionano a singhiozzo perché gli insegnanti spesso non ricevono lo stipendio e interrompono le lezioni, a volte per mesi. Distribuiamo delle penne… Sono semplici bic in plastica, ma risultano apprezzatissime… è un momento magico: i bimbi ridono di cuore, le madri sono contente, e anche a qualche anziano scappa un bel sorriso sdentato… Mi presento e stringo loro uno per uno la mano, ringraziandoli del privilegio concessomi. Una delle bimbe sorride con le altre, nascondendo due occhi intensissimi dietro un velo colorato. Ha una storia dura alle spalle. E’ figlia di un giovane del villaggio passato con i Taleban e ucciso sul campo. Tutti la guardano con una tenerezza particolare; oggi sembra che anche le ferite più profonde possano rimarginare.”

Massimo Annibale Rossi, presidente Vento di Terra ONG

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