Con l’arrivo del virus COVID-19 in Cisgiordania e Striscia di Gaza, la situazione per la popolazione rischia di aggravarsi ulteriormente: oltre ai problemi sanitari e alle scarse strutture mediche presenti, il rischio di vedere diminuiti ulteriormente i diritti umani per il popolo palestinese diventa sempre più alto. L’allarme è stato già più volte lanciato dalle ONG che operano sul territorio, che chiedono inoltre la fine del blocco della Striscia di Gaza.

Da Ramallah, ci scrive Francesca Forte, Responsabile Paese di Vento di Terra in Palestina:

L’epidemia legata al Corona Virus viene percepita con molta preoccupazione nei Territori Palestinesi, le preoccupazioni sono legate principalmente alla carenza di risorse e di macchinari medici per il trattamento delle persone contagiate. L’aumento dei casi causa profonda angoscia e stress tra una popolazione gia’ colpita dalle ingiustizie dell’occupazione Israeliana.

La preoccupazione aumenta per la situazione a Gaza, dove tredici anni di assedio hanno causato molteplici criticità e dove il Sistema sanitario è già al collasso e ulteriormente appesantito dal numero di feriti dei partecipanti alle manifestazioni legate alla “Grande Marcia del Ritorno”. Le autorità Palestinesi cercano di trovare soluzioni all’espansione del virus, tuttavia la situazione resta allarmante e con probabilità di peggioramento. Va inoltre ricordato che le consuetudini sociali prevedono uno stile di vita comunitario, per non parlare del sovraffollamento che riguarda i campi profughi, dove purtroppo sono sempre state carenti le condizioni igienico-sanitarie.

Le comunicazioni e gli aggiornamenti arrivano quotidianamente e come Rappresentante Paese di Vento di Terra, ho deciso di presidiare per quanto possibile le nostre attività dalla Palestina.
E’ un momento in cui stiamo riorganizzando tutta la nostra presenza sul territorio, il nostro ufficio a Betlemme rimane chiuso e le nostre attività sul campo sono sospese, ma nonostante tutto portiamo avanti con passione ed energia quello che possiamo a distanza: quello che sento importante è far sentire a tutte le persone coinvolte nei nostri progetti che siamo presenti con il nostro lavoro da casa, ma soprattutto siamo presenti umanamente. Non è sempre facile, soprattutto in una fase dove regna insicurezza e incertezza, ma ciò che conta per noi è essere un Team unito e in grado di cogliere anche gli aspetti positivi di questa difficile situazione.

Stiamo organizzando delle attività di contenimento del Virus e manteniamo costanti i contatti con Gaza e la comunità di Um Al Nasser. Proprio nei giorni scorsi c’è stato un attacco da parte delle Forze Israeliane a nord della Striscia di Gaza: fortunatamente nessun morto, ma qualche abitazione e’ andata distrutta. E’ totalmente disumano e inaccettabile, soprattutto in un momento dove tutti gli sforzi andrebbero concentrati per prevenire la diffusione del Virus.

Le autorità sanitarie hanno varato rigide misure di contenimento e alla popolazione è stato chiesto con forza di rimanere a casa. A Gaza però una buona fetta degli abitanti vive in situazioni di degrado e a stretto contatto, soprattutto nei campi profughi. L’acqua è un bene scarso e poco accessibile. E molti, dopo tre guerre, una casa dove stare isolati non ce l’hanno.

Eppure nonostante le difficili condizioni in cui versano da anni, sotto un prolungato e ingiusto assedio, arriva una profonda e sincera solidarietà; un pensiero per noi italiani, per le nostre famiglie, una telefonata per ricordarti che loro ci sono, che loro lo sanno quando è dura rimanere chiusi dentro casa… in tanti si ricordano la vita sotto l’Intidafa, dove anche grazie alle sofferenze si sono consolidate incredibili reti di solidarietà, ma pur sempre nella condivisione di vite senza diritti riconosciuti. Ecco credo queste siano parte delle mie preoccupazioni per quanto riguarda l’impatto sulla popolazione locale: nei Territori palestinesi occupati il rischio di diffusione del virus Covid-19 può diventare un pericolo ancora più serio per la vita delle persone e per il rispetto dei diritti umani.

Spesso ho la sensazione di star vivendo in una “bolla” dentro le mura di casa e dentro un’altra “bolla” fuori casa, quella delle difficoltà quotidiane dei movimenti, la bolla delle attese ai check point, dei controlli, delle domande, degli spostamenti faticosi per fare 10 km e soprattutto ora che viviamo un isolamento cosi sconosciuto alle nostre vite, mi chiedo se sia un’esperienza da dover vivere per capire le difficoltà di questa terra per chi ci vive. Ci penso con in sottofondo il richiamo alla preghiera del Muezzin da una delle tante moschee vuote circondate da un silenzio così irreale per una città come Ramallah, mi chiedo in cosa ci trasformerà questa esperienza.

A tal proposito cito una parte di riflessioni di David Grossman pubblicata su Haaretz:
“Per molti, l’epidemia potrebbe diventare l’evento fatale e formativo nel prosieguo della loro vita. Quando finalmente finirà e le persone usciranno dalle proprie case dopo una lunga chiusura, si potrebbero presentare possibilità nuove e sorprendenti: forse aver toccato le fondamenta dell’esistenza promuoverà tutto questo. Forse la tangibilità della morte e il miracolo di salvarsi da essa scuoteranno e risveglieranno donne e uomini.
Forse vivere un’esperienza umana così difficile indurrà le persone a detestare le visioni nazionalistiche, per esempio, e a respingere atteggiamenti che promuovono la separazione, la xenofobia e l’autosufficienza. Forse alcuni si chiederanno per la prima volta, per esempio, perché israeliani e palestinesi continuino a combattere gli uni contro gli altri, affliggendo le loro vite da oltre cento anni con una guerra che si sarebbe potuta risolvere molto tempo fa.
L’atto stesso di esercitare l’immaginazione dal profondo della disperazione e la paura che ora prevale ha una forza propria. L’immaginazione non può solo vedere il destino, può anche sostenere la libertà della mente.”

Francesca Forte
Responsabile Paese
Vento di Terra

NON LASCIAMOLI SOLI!