L'appello presentato dagli abitanti è stato accolto ieri in serata, bloccando di fatto la decisione sulla demolizione fino all'11 luglio

Un messaggio arrivato nella serata di ieri, trepidazione, altro giro di telefonate per verificare le fonti e poi la conferma: il villaggio e la scuola non si toccano almeno fino all’11 luglio, giorno in cui la Corte Israeliana sentirà le motivazioni del Governo relativamente alla demolizione e al ricollocamento della popolazione.

L’appello contro la demolizione è stato presentato dalla popolazione alla Corte Suprema dopo che lo Stato ha rifiutato di esaminare un piano di “regolarizzazione” del villaggio, che Israele considera costruito “illegalmente”, proposto dai residenti. Ora toccherà alla Stato rispondere, entro l’11 luglio, sui motivi che non l’hanno portato ad esaminare tale piano. Subito dopo la Corte deciderà sul da farsi.

Secondo Walid Assaf, capo del Comitato Nazionale di resistenza al muro e alle colonie, la decisione di ieri del tribunale è il risultato della grande mobilitazione popolare, ma anche del sostegno dei diplomatici stranieri e degli avvocati che hanno lavorato sulla questione e hanno visitato regolarmente la comunità.

Prima della decisione di ieri sera della Corte Suprema israeliana, le Nazioni Uniti avevano ribadito che trasferire i residenti palestinesi ha “conseguenze gravi dal punto di vista umanitario e dei diritti umani”Leggi la dichiarazione UE

Un piccolo barlume di speranza in questi giorni difficili in cui le immagini e i video ci colpiscono al cuore, rilanciamo l’appello a tutti affinchè si continui a condividere, informare, resistere!

Solo con la mobilitazione collettiva possiamo davvero fare la differenza!

#iostoconlascuoladigomme #stopdemolition

Gli abitanti oggi si sono riuniti sotto la tenda principale in una preghiera collettiva: