Si svolge in questi giorni in Palestina un ciclo di conferenze sulle imprese sociali palestinesi, promosse da Vento di Terra nell’ambito del progetto “Peace Steps: esperienze di economia sociale e solidale per una crescita sostenibile in Palestina”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Il progetto mira a promuovere pratiche di economia sociale con particolare attenzione all’area C, alla città di Hebron e alla Striscia di Gaza, caratterizzate da alta disoccupazione e bisogni sociali emergenti. L’obbiettivo è rafforzare le capacità manageriali e tecniche, la qualità dei prodotti e dei servizi, i canali commerciali e la mission sociale di piccole organizzazioni e imprese attive nei settori dell’artigianato, dell’agricoltura, dei servizi turistici e sociali, coinvolgendo in particolare donne e giovani.

Durante le conferenze, svolte a Ramallah, a Betlemme presso l’Università e, domani, a Gaza, sono stati presentati i risultati della ricerca condotta dall’Università di Pavia, con il supporto di Palestinian Fund for Employment, un’analisi del panorama delle imprese sociali in Palestina. La ricerca, svolta nell’ambito del progetto, mira a stabilire definizioni e possibilmente linee guida e raccomandazioni per lo sviluppo del sistema di impresa sociale in Palestina e per ampliare e rafforzare le pratiche dell’economia sociale.

Le tavole rotonde seguite dalle presentazioni hanno permesso un confronto produttivo e propositivo tra ONG, mondo accademico e istituzioni locali, tra cui Fabio Sokolowicz, Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Cristina Natoli, direttrice di AICS Gerusalemme, Maria Sassi, professoressa di economia all’Università di Pavia, Peter Bray, vice-cancelliere all’Università di Betlemme, Mahdi Hamdam, direttore di Palestinian Fund for Employment.

“La crisi protratta in Palestina ha creato un numero elevato di problemi strutturali che riducono significativamente la capacità dell’economia di dare opportunità agli imprenditori palestinesi, ai lavoratori e ai disoccupati”, commenta Cristina Natoli, direttrice di AICS Gerusalemme. “Le persone più vulnerabili sono le più penalizzate, nonostante i loro talenti e le loro capacità possano contribuire a portare cambiamenti nel loro paese. In questo contesto, nuove soluzioni devono essere disegnate e implementate. AICS crede fortemente che i principi e i meccanismi dell’economia sociale possano contribuire a tracciare la via per nuove opportunità nel campo dello sviluppo economico. Imprese con finalità sociali portano impatti positivi per la comunità e la società.”

Domani, la terza e ultima conferenza si terrà a Gaza, dove nell’ambito del progetto “Peace Steps” è stata da poco inaugurata la prima “Gelateria Sociale”, una nuova start-up che produce e vende gelati artigianali italiani, realizzati con materie prime provenienti da una rete di 20 piccole aziende agricole di Gaza, e coinvolgendo 7 giovani nel suo staff come produttori e venditori. La Gelateria Sociale è gestita con un approccio aziendale e con una vocazione e un impatto sociali definiti, un esempio delle potenzialità delle imprese sociali nel territorio palestinese.