È passato più di un mese da quando il governo giordano ha annunciato il lockdown: dal 15 marzo, giorno in cui si sono registrati il secondo, terzo, quarto… dodicesimo caso, la risposta è stata repentina. Nell’arco di due giorni il Paese è stato chiuso ermeticamente se non per il transito delle merci, i settori pubblico e privato hanno smesso di funzionare (solo le operazioni essenziali e quelle di risposta al COVID-19 sono rimaste attive) e tutte le organizzazioni hanno dovuto chiudere i loro centri.

“La possibilità di movimento è stata ridotta drammaticamente”, ci racconta Giulia Capuani, Responsabile Paese per Vento di Terra in Giordania, “senza più modo di circolare con veicoli, di ritrovarsi in gruppi e di essere fuori casa se non per motivi essenziali. Nel giro di pochi giorni la Giordania è diventato il paese con le restrizioni anti-coronavirus più forti a livello globale, con un coprifuoco di 24h/24h e un anno di carcere previsto in caso di violazione. Non si tratta né di un unico giorno, né di una retorica governativa mirata alla paura scevra da conseguenze: il coprifuoco totale continua per vari giorni, il numero di arresti cresce quotidianamente, con una media di centinaia di persone imprigionate al giorno.” Il governo inizia ad organizzare la distribuzione di pane ed acqua porta-a-porta, nel tentativo di isolare la popolazione dai casi di coronavirus che si registrano (nel periodo del coprifuoco totale si riportano una quindicina di nuovi contagi al giorno) e che se diventassero più numerosi, rischierebbero di portare il sistema sanitario nazionale al collasso molto velocemente.

“L’impatto di queste restrizioni ha effetti drammatici sulla popolazione, soprattutto su quella rifugiata che presenta maggiori vulnerabilità.” continua Giulia. “In particolare, i dati più preoccupanti riguardano la perdita del reddito: secondo delle analisi dei bisogni pubblicate di recente da altre ONG, il 98% delle persone che aveva una qualche forma di impiego è rimasta senza alcuna fonte di guadagno, facendo fatica ad acquistare anche i beni di prima necessità . Cibo, generi non alimentari e medicine figurano tra le prime tre categorie di necessità per i beneficiari intervistati. In una situazione di convivenza forzata, in cui la possibilità di accedere ai servizi esterni è incredibilmente limitata e in molti casi non esistono spazi di privacy nella casa, la violenza domestica è aumentata drammaticamente, lontano dagli occhi del mondo esterno. I risultati preliminari della GBV IMS Task Force in Giordania riportano infatti che l’88% degli autori dell’abuso sono mariti, che ora si trovano ad agire in una situazione di potere più che mai incontrastata . Le agenzie che si occupano di tutela delle donne, secondo il medesimo rapporto, hanno registrato un calo di richiesta di supporto del 68% rispetto al periodo pre-emergenza COVID-19. Questo dato non parla naturalmente di una diminuzione dei bisogni, ma al contrario dell’impossibilità che in particolare le donne vivono nel contattare operatori specializzati che le possano supportare.

Un campanello d’allarme più forte viene acceso verso le famiglie profughe siriane che vivono nei campi informali, dove Vento di Terra è attiva da anni con progetti di sostegno. “Le restrizioni vigenti, in particolare quelle relative alla mobilità, hanno avuto conseguenze fortemente negative su coloro che vivono nei campi informali: normalmente già a rischio sfratto da parte del governo giordano che non ne riconosce la legalità, questi campi sono rimasti tagliati fuori da qualsiasi approvvigionamento o servizio, data soprattutto la loro lontananza dai centri abitati. Il riferimento va in questo caso a quelli del governatorato di Mafraq, con cui Vento di Terra lavora da oltre sei anni: i beneficiari hanno riportato criticità serie nel poter raggiungere punti di vendita alimentari, considerata la posizione geografica e il divieto di usare mezzi di trasporto. Giusto pochi giorni fa, dal 26 aprile, il governo ha dichiarato la riapertura di molti negozi e servizi, inclusa la possibilità di spostarsi con mezzi pubblici o privati, purché si rimanga nei confini del governatorato di Mafraq.”

Mentre le misure adottate hanno causato perdite finanziarie e criticità che vanno ad esacerbare le vulnerabilità già esistenti della popolazione (tanto siriana, quanto giordana e di altre nazionalità), obbligando i meno abbienti a ricorrere a strategie di sopravvivenza dannose (lavoro minorile, matrimoni precoci, ecc.), il governo esercita il monopolio della risposta sanitaria al COVID-19. Esso ha infatti stabilito procedure nazionali che si applicano a chiunque si trovi sul suolo giordano (a prescindere dalla nazionalità, dalla regolarità del suo soggiorno, ecc.) nel caso si sospettino sintomi da COVID-19, con consulenza medica telefonica e successivi controlli interamente a carico dello Stato dal punto di vista dei costi.

Vento di Terra con il suo staff in loco segue da vicino l’evolversi degli avvenimenti, riadattando la modalità delle proprie attività: ha lanciato una campagna social per la diffusione di buone pratiche igieniche ed informazioni utili ai beneficiari durante l’emergenza COVID-19, ha aumentato l’assistenza finanziaria finalizzata all’accesso ai servizi medici per quei casi che non avrebbero altrimenti potuto pagare i costi del parto, delle medicine per una malattia cronica o per una visita specializzata, ha continuato a coprire i costi per il rilascio di documenti utili alla regolarizzazione dello status legale e ha fatto follow-up per coloro che in precedenza avevano ricevuto servizi di protezione.

“Il 24 aprile è iniziato il sacro mese del Ramadan… normalmente al tramonto la città si riempie di persone che raggiungono le proprie famiglie o si avviano verso il ristorante per celebrare insieme l’Iftar, la rottura del digiuno a fine giornata. Le chiacchiere degli adulti, gli schiamazzi dei bambini, la convivialità e le preghiere vanno avanti fino a notte inoltrata, quando poi coloro che osservano il Ramadan si coricano per poche ore, prima di risvegliarsi a fine notte per poter consumare la colazione prima dell’alba. Quest’anno tuttavia è diverso. Il coprifuoco ancora vigente dalle 18 alle 8 del mattino fa sì che i pasti siano svolti nell’intimo delle seppur numerose famiglie. Nessun allargamento di festeggiamenti ai parenti meno intimi, nessuna baldoria per strada. Già verso le 23 regna quasi un silenzio anomalo, un silenzio che parla di contenimento e attesa del momento in cui il fragore potrà tornare ad udirsi per le strade di Amman. Intanto, il pomeriggio il cielo si costella di innumerevoli punti colorati, che sono gli aquiloni che i numerosi bambini fanno volare, e la sera le luminarie blu, verdi e rosse illuminano i balconi e i tetti della città, trasmettendo tutta la gioia del Ramadan attraverso la vista di queste colline colorate.” 

Giulia Capuani
Responsabile Paese Giordania
Vento di Terra

NON LASCIAMOLI SOLI!

 

FONTI:

https://www.lastampa.it/esteri/2020/03/23/news/giordania-chiusi-anche-supermercati-e-negozi-cibo-consegnato-a-casa-1.38628333
https://en.royanews.tv/news/20451/2020-03-26
CARE, Rapid Needs Assessment, aprile 2020
GBV IMS Task Force, Preliminary Analysis of Gender Based Violence trends during COVID 19, aprile 2020
https://jorcorona.com/En/