Il 2017 registra per il quinto anno consecutivo un aumento del numero di rifugiati, arrivando ad oltre 68 milioni secondo un rapporto delle Nazioni Unite

Oggi, 20 giugno, si celebra in tutto il mondo la Giornata del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per dare voce alle persone costrette a fuggire dalle proprie terre a causa di guerre, confitti, povertà, soppressione dei diritti umani.
In questa giornata più che mai torniamo a sottolineare purtroppo l’aumento costante del fenomeno migratorio dovuto a guerre e conflitti. Secondo l’UNHCR, sono oltre 68 milioni le persone nel mondo costrette alla fuga: nel 2017 questo numero ha raggiunto un nuovo record per il quinto anno consecutivo.
Nel suo rapporto annuale “Global Trends”, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati traccia una mappa dei flussi di uomini, donne e bambini che abbandonano le proprie case e si lasciano alle spalle il proprio passato per un futuro incerto, spesso altrettanto drammatico. Ogni giorno sono costrette a fuggire 44.500 persone, una ogni due secondi. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga.

“Nessuno diventa un rifugiato per scelta, ma noi tutti possiamo scegliere come aiutare”, è l’appello dell’Alto Commissario della Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi a tutti gli Stati per una collaborazione reciproca e proficua.

Quattro rifugiati su cinque infatti rimangono in Paesi limitrofi ai loro. Gli esodi di massa oltre confine sono meno frequenti di quanto si potrebbe pensare. Nel rapporto si spiega che quasi due terzi dei migranti sono sfollati all’interno del proprio Paese. Dei 25,4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni, poco più di un quinto sono palestinesi sotto la responsabilità dell’Unrwa (l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente). Dei restanti, due terzi provengono da soli cinque Paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati “la fine del conflitto in ognuna di queste nazioni potrebbe influenzare in modo significativo il quadro dei movimenti forzati di persone nel mondo”, riducendone quindi drasticamente il numero. Un altro dato allarmante che viene indicato nel Global Trends riguarda i giovani: il 53% delle persone costrette alla fuga nel mondo sono minori, molti dei quali non accompagnati o separati dalle loro famiglie.

Vento di Terra a sostegno dei rifugiati di guerra

Guerre e conflitti continuano a essere le principali cause di fuga, povertà e malnutrizione.
Insieme alla loro casa, infatti, le persone che fuggono abbandonano i loro mezzi di sostentamento, diventando completamente dipendenti dalla solidarietà delle popolazioni ospitanti o, se riescono a raggiungere un campo profughi e ottenere lo status di rifugiati, dagli aiuti internazionali.
Sulla base dei numeri raccolti nel 2017, sono i siriani coloro che hanno avuto (e hanno ancora) maggiore necessità di un reinsediamento.
Per non dipendere esclusivamente dagli aiuti internazionali, Vento di Terra ha attivato in questi anni diversi progetti di sostegno al reddito e di sviluppo delle competenze lavorative. Ne sono un esempio le cooperative palestinesi Peace Steps e Silver Tent in Palestina per la produzione di artigianato locale, il centro per le donne Zeina a Gaza, che ospita un laboratorio di falegnameria e uno tessile, il progetto “Produci un dolce futuro”, che ha l’obiettivo di potenziare le competenze specifiche di un gruppo di donne vulnerabili, siriane e giordane, attraverso formazione professionale e tirocinio “on the job” nel settore della produzione e della trasformazione alimentare.
Accanto ai progetti di generazione di reddito attraverso lo sviluppo di nuove competenze lavorative, Vento di Terra continua a sostenere l’educazione dei bambini, con la costruzione e riabilitazione di scuole in Palestina, Gaza, Giordania, affinchè possano da adulti avere un futuro migliore.