Data inizio Aprile 2014
Obiettivo supportare le comunità di 5 accampamenti informali nei Governatorati di Barqa, Irbid (Valle del Giordano) e Mafraq con particolare riguardo all’approvvigionamento di acqua, all’abitabilità, all’assistenza sanitaria e all’educazione dei minori.
Stato del progetto Concluso
Finanziatori valdesi  fontedisperanza
– OPM Chiesa Valdese
– Fonte di Sepranza Onlus
– Donatori privati

Dopo i sopralluoghi dei mesi scorsi, parte ad aprile 2014 un nuovo progetto in Giordania per migliorare le condizioni di vita dei rifugiati siriani stabiliti negli accampamenti informali nei Governatorati di Mafraq, Irbid e Barqa (Valle del Giordano).

Dall’indagine di fattibilità, svolta da Vento di Terra tra ottobre 2013 e febbraio 2014 è emersa quale priorità operativa la realizzazione di un intervento di emergenza di primo livello centrato sui rifugiati dei campi informali, stanziati tra il Governatorato di Mafraq e la Valle del Giordano.

L’osservazione sul campo conferma le segnalazioni pervenute da UNHCR e ong locali, che evidenziano una particolare situazione di deprivazione e disagio. Si tratta di famiglie fuggite dal campo di Zaatari, o allontanatesi dal Governatorato di registrazione, che di conseguenza hanno perso il diritto ai servizi scolastici e medici. Gli interventi su questa fascia risultano  minimi, anche per la posizione espressa dalle autorità locali, che non ne incoraggiano l’implementazione. Molti dei rifugiati degli accampamenti informali sono a tutt’oggi privi delle attrezzature e delle risorse di base.

Il progetto è volto a garantire standard minimi in termini di: accesso all’acqua potabile, abitabilità, accesso alle strutture sanitarie e scolastiche. Si particolare attenzione sarà dedicata ai bisogni dei minori presenti nei campi, garantendo loro un supporto di tipo educativo, didattico, e di socializzazione. Si tratta di mantenere un filo conduttore con l’esperienza precedente, in attesa che i minori possano rientrare nel circuito scolastico.

Il piano di intervento tiene conto anche della necessità di assicurare un contatto continuativo con le persone nei campi, allo scopo di costruire relazioni durature con le comunità, garantire una migliore efficacia nella messa a disposizione del materiale che si intende fornire e raccogliere informazioni utili per la progettazione di successivi interventi di secondo livello.

Il progetto mira ad accendere i riflettori sulla condizione di persone che, nonostante l’evidenza del conflitto in Siria, non posseggono lo status di “rifugiato” e vivono in condizioni di estremo disagio. Si tratta di realizzare una campagna di sensibilizzazione mirata, che porti all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione dei profughi locali. L’intervento si propone inoltre di definire un modello economico, efficace e a misura di comunità, che possa in tempi brevi essere applicato ad altri contesti simili.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

OBIETTIVO 1: mappatura dei campi informali
Realizzazione di una breve ricerca sul campo, finalizzata alla definizione di una mappa aggiornata dei campi esistenti nell’area target, dei bisogni prioritari e dei servizi presenti al momento dell’avvio del progetto. La ricerca è volta ad approfondire i risultati dell’indagine di fattibilità anche in termini di intelligenza dei flussi di rifugiati e della loro origine, quanto dei loro spostamenti interni.

OBIETTIVO 2: garantire disponibilità di acqua potabile sicura per 1.250 rifugiati siriani residenti in campi informali
La difficoltà di accesso all’acqua potabile delle comunità che vivono negli accampamenti informali è da considerarsi aspetto prioritario. Le famiglie sono costrette ad acquistare l’acqua ad un costo elevato da poche compagnie private, che di fatto detengono il monopolio della distribuzione. Per queste comunità e famiglie, che non hanno il permesso di lavorare e di garantirsi un reddito, si tratta di una situazione non sostenibile. Ne deriva una costante scarsità di acqua e l’utilizzo di acque contaminate e non sicure per la salute.
Nei campi informali lungo la Valle del Giordano (nelle aree di Abu Obida, Isharet Kofranja, Al-Swalha, Al-Karama), che si trovano sopra o nelle vicinanze di aree fertili e coltivate, esiste la possibilità di utilizzare la risorsa che proviene dalle acque irrigue. Opportunamente trattate e purificate queste acque possono diventare una risorsa gratuita per le famiglie, o comunque accessibile ad un prezzo molto basso attraverso accordi ad hoc da stabilire con gli agricoltori ed i proprietari dei campi. Avvalendoci della consulenza di partner esperti nella progettazione e nella installazione sistemi di trattamento delle acque, ed in cooperazione con le autorità locali, doteremo le famiglie beneficiarie di kit per la purificazione delle acque grigie/irrigue, rendendole indipendenti per l’approvvigionamento.
Nei campi informali che si trovano nella zona desertica di Al Mafraq, invece, è prioritario fornire e stoccare acqua potabile. In questo caso l’intervento si focalizzerà sulla definizione e realizzazione di un sistema di approvvigionamento e stoccaggio di acqua potabile per le famiglie più indigenti. In prospettiva, e sul modello dell’intervento realizzato nella Valle del Giordano, si mirerà ad aumentarne l’autonomia.

OBIETTIVO 3: distribuire kit alloggio a 200 famiglie di rifugiati siriani residenti in campi informali
I profughi che risiedono negli accampamenti informali sono frequentemente privi delle risorse e degli strumenti fondamentali. Molte famiglie sono dovute fuggire all’improvviso senza potersi portare dietro nulla. Il progetto intende fornire alle comunità un kit studiato per elevare l’attuale livello di vita, rispondere alle necessità più immediate, creare le condizioni per un migliore trattamento degli alimenti. Il kit comprende materassi, teli, set di pentole e stoviglie, cuscini, coperte.

OBIETTIVO 4: garantire assistenza sanitaria a 200 famiglie di rifugiati siriani residenti in campi informali
I residenti nei campi informali sono prevalentemente impossibilitati ad usufruire di una adeguata assistenza sanitaria. Benché il Governo Giordano l’assicuri formalmente ai profughi, le comunità spesso non possono accedervi. Frequentemente si trovano a risiedere al di fuori della Provincia in cui si sono registrati, condizione posta dal Governo per l’accesso ai servizi. Attraverso un monitoraggio della situazione e dei bisogni sanitari nella comunità target, con particolare attenzione ai numerosi minori presenti, e la realizzazione di un lavoro di contatto e messa in rete dei servizi territoriali, il progetto intende favorire il superamento degli ostacoli che rendono complesso l’accesso alle cure di cui hanno bisogno. Le attività saranno realizzate da un’assistente sociale esperta.

OBIETTIVO 5: coinvolgere 150 minori residenti in campi informali della Valle del Giordano in attività ludiche, didattiche ed educative di base.
I minori dei campi informali spesso non frequentano le scuole pubbliche e non godono di attenzione educativa. Molto diffusi sono i traumi psico-sociali dei minori dovuti alla guerra. I sintomi più diffusi sono agorafobia, difficoltà di socializzazione, enuresi notturna, insonnia, aggressività.

Nelle situazioni di estrema precarietà in cui si trovano a vivere è fondamentale offrire un supporto di tipo educativo, così che non interrompano per un periodo eccessivamente prolungato il contatto con la scuola, la dimensione dell’apprendimento e della socializzazione. Lo scopo è aiutare i minori, le famiglie e le comunità, ad alleviare anche dal punto di vista sociale e culturale lo stato di disagio. Fondamentale appare inoltre intervenire sul piano dell’identità culturale, mirando a consolidare la relazione con il paese di origine.
Il progetto intende fornire ai minori un punto di riferimento pedagogico, in grado di valorizzare le risorse interne alle comunità, avvalendosi di una equipe educativa formata da due educatori professionali e da un supervisore pedagogico. Lo staff sarà integrato da volontari locali, formati tramite training mirato. Il coinvolgimento di volontari amplierà le potenzialità dell’azione pedagogica e il numero dei minori seguiti. Ai giovani volontari sarà inoltre affidato lo sviluppo delle attività dopo il termine del progetto di emergenza.